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venerdì 20 dicembre 2013

Regalos de Navidad.


E ricomincia la solita brutale e impietosa manfrina dei regali di Natale. Il bungabunga dei pensierini. E io sono felice come un carlino col peperoncino nel culo e cappottino verde d’astrakan. Mettiamoci d'accordo. Prima di tutto sull'etimologia della parola ..pensierino. Dicesi pensierino, un very piccolo pensiero, una minuscola attivita’ psichica che richiede un minimo sforzo. Ricapitolando. Ti faccio un pensierino significa quindi..pensero' a te ma poco quasi niente. Onde per cui se per Natale abbiamo deciso di farci le coccole solo coi pensierini, fastidiosa imbranata che non sei altro, non mi piombare in casa la notte di Natale, vestita come una cassata siciliana, porgendomi una spilla d'oro da tre etti senz’osso, un foulard di “le murt del Carte’”, una damigiana di “Mo’ Esce Antonio” o un completo di Perez Prada da 750.35 eurini nuovo conio. Donatrice incontinente. Perche' io, qui spiaggiato come un tricheco tra le pecorelle del finto presepe formato mignot quello dentro il sasso recuperato nello Stura (fiume e’ maschile e non maschilista), per te ho recuperato dal vicino in garage solo quattro mandaranci veraci e una scatola di paglia contenente zenzero disidratato che la life mi ha mandato da assaggiare dopo la mia denuncia delle prugne denocciolate che contenevano il nocciolo che ha rovinato il lavoro del mio dentista. E mi viene da augurarti, non un mondo di bene ma una vagonata di contumelie. Mi vuoi fare un presente per Natale?. Bueno. Regalami una robina piccola che oggi va bene ma domani, che e' gia' futuro, non piu'. E ieri non ne parliamo per la serie del doman non ci sta certezza. C'e' per caso qualcuno che ti dice ti faccio un “passato” per Natale? Certo. Di verdure magari. e poi c'e' sempre la questione del sovrappeso regalifero. Inutile far finta che per voi non sia cosi'. Quando ci si scambia i regali si “soppesa”. Si valuta, si misura. Se io do’ una cosa a te, tu dai una cosa a me per la serie “do ut des”. Ma possibilmente proporzionata. io gli ho regalato un'aragosta di porcellana da 300 eurini e lei …un paio di guanti in ciniglia molle recuperati al mercatino di Cirie’. Tra l'altro color caghetta o trasu' de ciùc. (vomito di ubriaco per i non longobardi). Sta bastarda figlia di androcchia stantia. il prossimo anno me la paga. Passano trecentosessantacinquegiorni se non e’ bisestile e tu memore dell'anno prima gli regali un paio di calzini recuperati dalla differenziata e lei, che ancora non ha digerito l'onta, un portafoglio di coccodrillo selvaggio amazzonico unico superstite della specie. E i ruoli ed i pensieri si invertono. Tutto questo per decenni (sin che morte non ci separi). Finche’ buon cielo non si arriva invece al cosiddetto riposizionamento. Che consiste in questo. Tanti Auguri, bacio, si scarta e voila'.. due agende. Una per uno. A ciascuno quello della banca dell'altro. Che pirlificio ammoscioso. Per non parlare dei fatidici cestini di Natale. Chi ti vuol bene davvero non ti regala un cestino. Il cestino te lo regala chi ti vuole veder morto. Perche' e' un'arma letale. Tanto vale mettere una bomba a grappolo dentro un paniere. Se io ti regalo un cotechino da mezzo metro, una putrella di torrone, una composta di peperoni della Cayenna corretta aglio, un vaso di mostarda e uno di peperoncino made in Calabria, lo so’ che per bene che ti vada ti vengono delle emorroidi che non ti siedi piu' sino alla Befana. Lo faccio apposta.
Altro che buona fine e miglior principio. Quello e' il principio della fine.         Auguri neh..

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